Natura e spiritualità

Un itinerario francescano


Baschi

S Angelo di Pantanelli
Romitorio dei tempi di S. Francesco”

Nel 1218 gravi discordie dilaniavano la potente famiglia dei signori di Baschi. I tre figli di Ugolino di Baschi erano in lotta per questioni di interesse e ben presto, si prevedeva, ci sarebbe stato un grande spargimento di sangue. S. Francesco d’Assisi, venuto a conoscenza della cosa, decise di andare a trovare i tre fratelli Ugolino, Ranieri e Bonconte per mettere pace tra loro e convincerli a deporre le armi. Il Santo riuscì in questa difficile impresa e costoro, per dimostrare la loro riconoscenza, gli donarono un “locus” in mezzo ai boschi, ora chiamato Pantanelli, situato sulla riva sinistra del Tevere dove Francesco fondò un convento. Accanto a Pantanelli c’era una grotta dove Egli dormiva quando passava da quelle parti.
Tra gli ospiti di Pantanelli degni di particolare memoria, ci sono Fra Jacopone da Todi, che si era fatto frate francescano nel 1278, e qualche secolo dopo S. Bernardino che restaurò e ampliò il convento. Fu anche costruito il coro che occupa il posto dell’absidiola dietro l’altare maggiore. Un altro ampliamento si ebbe nel 1540. Altri santi ospiti sono stati il B. Bernardino da Feltre (fine XV sec.) e il B. Ambrogio da Milano (1504) che riappacificò i castelli di Baschi e Montecchio. Alla fine del ‘400 i frati lo abbellirono con una pittura rappresentante un’annunciazione con paesaggio umbro commissionata ad Antonio Massari, detto il Pastura, allievo del Pinturicchio.
L’aspetto attuale di Pantanelli è quello del 1703. All’inizio del 1800 divenne un Ritiro: vi si educavano i novizi (laici e chierici), e vi avvenivano le vestizioni.
Nel 1810 anche Pantanelli fu colpito dalla soppressione napoleonica ed i frati furono espulsi. Il 20 maggio 1880 il convento andò all’asta e fu acquistato da padre Bonaventura da Civitella; furono necessari restauri e si dovette provvedere alle nuove campane.
Per mancanza di religiosi, nel 1909 il convento fu affittato e trasformato in azienda agricola, una parte adibita a scuola elementare. Nel 1923 tornarono i frati. Ancora restauri, pulitura e la decorazione della chiesa eseguita dal pittore Elpidio Petrignani di Amelia. Negli anni ’70 vennero ospitati i ragazzi della Comunità Incontro di D. Pierino Gelmini e nel 1973 fu tolto, per motivi di sicurezza, il grande quadro dell’ “Allegoria dei Cordigeri”. Fu scoperto allora un bellissimo affresco del 1400 raffigurante una Crocifissione con S. Francesco ai piedi di Gesù.



Guardea

S.Illuminata
Centro di spiritualità

S. Illuminata era stato un monastero fondato mille anni fa da S. Romualdo l’istitutore dell’ordine dei Camaldolesi. Egli stesso lo volle intitolare a S. Illuminata sua illustre concittadina che fu martirizzata al tempo di Diocleziano nella zona di Todi, dove si era rifugiata per sfuggire alla persecuzione.
Dopo circa 200 anni il complesso monastico fu ceduto all’ordine dei francescani e lo stesso S. Francesco vi dimorò a lungo, trascorrendo le ore del riposo notturno in una grotta situata accanto al convento, dormendo sopra un grande masso di travertino che con il tempo è divenuto liscio e levigato perché, in seguito, vi si distendevano tutti coloro che soffrivano di determinate malattie per ottenere la guarigione. Per secoli questo masso fu venerato sia dalle popolazioni vicine sia da persone che da lontano giungevano qui in pellegrinaggio per pregare e impetrare grazie; era oggetto di venerazione anche una sorgente che sgorgava accanto alla grotta la cui acqua, limpida e fresca, è citata in documenti antichi come miracolosa.
Questa sorgente esiste ancora, nascosta nel folto della vegetazione.
A S. Illuminata vissero molti Beati tra cui il Beato Giovanni d’Avellino, il B. Giovanni d’Alviano ed il Beato Giovanni Tientalbene, così chiamato perché era solito dire a chi incontrava “Tienti al bene”; quest’ultimo compì molti miracoli, ridiede la vista ad un cieco, guarito un paralitico ed una donna inferma.
Quando morirono, questi Beati furono sepolti nello stesso loculo chiuso da una grata e da uno sportellone di legno sul quale furono effigiati vestiti con gli abiti dei conventuali.
Ma il Beato più famoso e più venerato fu, e lo è tuttora, il B. Pascuccio della nobile famiglia degli Atti di Todi, nato ad Acquasparta nel 1435, le cui spoglie ora riposano nella chiesa parrocchiale di Guardea.
La chiesa di S. Illuminata fu scelta come ultima dimora da personaggi illustri appartenenti alle nobili famiglie dei signori di Baschi, dei signori di Alviano e, secondo i più antichi registri parrocchiali, qui volle essere sepolta la maggior parte delle persone o delle famiglie più rispettabili e più ricche di Guardea. A tale proposito, fino a pochi anni orsono, si vedeva un sarcofago di travertino sporgente all’interno della chiesa che recava il nome di Pentesilea con due scudi di travertino al cui interno c’erano due stemmi. Si trattava della tomba di una nobildonna non bene identificata. Noi sappiamo che la seconda moglie di Bartolomeo d’Alviano si chiamava Pentesilea Baglioni.
Non si sa di preciso perché e quando i francescani abbandonarono questo luogo, certamente non deve essere stato prima del 1635, anno in cui fu restaurato.
Dopo la partenza dei frati, il complesso fu affidato ad alcuni sacerdoti secolari che in veste di cappellani amministravano i sacramenti e custodivano le reliquie. Ma anch’essi vi restarono per poco tempo perché papa Innocenzo X, nel 1653, incorporò i beni di S. Illuminata alla parrocchia di S. Maria dell’Olmo di Amelia, che allora era povera, e la custodia della chiesa fu affidata ad eremiti che si mantenevano con le elemosine.
La presenza dell’ultimo eremita è attestata ai primi anni del 1800.
Da quel momento inizia la sua decadenza e nel 1869 la chiesa, ritenuta pericolante, fu interdetta e nessuna messa vi fu più celebrata. Proprio in questo periodo avvenne il furto del corpo del B. Pascuccio ad opera degli abitanti di Acquasparta, i quali furono costretti a restituirlo grazie all’intervento di Papa Pio VII e delle autorità civili onde evitare una guerra tra le due popolazioni.
Questo luogo così celebrato è immerso in un paesaggio incantevole circondato da una vegetazione lussureggiante e mentre attende di essere restaurato è meta di visitatori in cerca di pace e di serenità spirituale.


ALVIANO

La Cappella delle rondini
Ricordo di un miracolo”

S. Francesco d’Assisi, nella sua azione apostolica degli inizi (1210- 1213), attestata da tutti i biografi primitivi, passò ad Alviano per annunciarvi la parola divina.
Egli, salito su un luogo più elevato per essere visto da tutti, cominciò con il chiedere il silenzio.
Ma mentre tutti tacevano e si preparavano ad ascoltare con devozione, molte rondini che avevano i nidi nei pressi,continuavano a garrire e a fare chiasso nel cielo.
Il Santo, non potendo essere udito dal popolo a causa del loro garrire, rivolto agli uccelli disse: “Sorelle rondini, è tempo che parli io, perché voi avete finora parlato abbastanza; ascoltate la parola di Dio, stando zitte e quiete, finché il discorso sia finito”. E le rondini, con stupore e meraviglia di tutti i presenti, subito tacquero e non si mossero di là finché la predica non fu terminata.
Gli uditori allora,meravigliati dissero: “ Veramente quest’uomo è santo e amico dell’Altissimo!”. E cercarono con grande devozione di toccargli almeno le vesti.
In ricordo di questo miracolo nella cappella del castello di Alviano (XV sec.) vi è un affresco che lo illustra e nel quale si nota il ritratto della contessa Pamphilj proprietaria del castello nel 1654.
Una ”Cappella delle rondini” è stata edificata nel punto più panoramico del territorio del comune di Alviano, con belvedere sulla piana della Teverina e sull’oasi naturalistica Alviano- Guardea.



LUGNANO

Il convento di S. Francesco
Il bambino rapito da un lupo

Il convento di S. Francesco a Lugnano in Teverina venne edificato come atto di omaggio al Poverello di Assisi nel luogo in cui Egli aveva predicato e compiuto un grande miracolo.
Secondo i racconti, nel 1212 qui salvò un bambino che stava per essere divorato da un lupo.
Nel 1229 iniziarono i lavori per la realizzazione del convento che al suo interno contiene alcuni dipinti raffiguranti il combattimento tra il lupo e l’anatra mandata da Francesco a salvare il bambino.
E’ rimasto in uso fino al primo quarto del XX secolo e oggi è di proprietà privata.
All’interno della chiesa e nel chiostro sono conservati affreschi che illustrano i miracoli del Santo di Assisi.



B
ibliografi
BACCI POLEGRI M. ANTONIETTA, Baschi sentinella del Tevere, Spoleto
BRUSTENGHI VANDA, Viaggio in Umbria, La Teverina, Terni, 2004
CANONICI LUCIANO, Alviano, una rocca, una famiglia, un popolo, città di Castello, 1983
MEDORI CLAUDIA, Don Salvatore Luzi parroco e umanista, Viterbo, 2004
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