Chiesa Parrocchiale S.S. Pietro e Cesareo
La chiesa parrocchiale di Guardea intitolata ai Santi Pietro e Cesareo si erge maestosa in piazza Pietro Panfili. Fu edificata nei primi decenni del 1700 sul luogo, allora denominato Piano Antico, dove sorgeva un'antica chiesa rurale dedicata a S. Cecilia. E' formata da un'unica grande navata con tre cappelle per lato terminante con un'abside sontuosamente affrescata, forse, dal pittore ottocentesco Andrea Galeotti da Cortona per analogia con affreschi coevi che si trovano in una chiesa e in un palazzo nobiliare di Tenaglie. Pregevoli tele abbelliscono le pareti, tra queste la grande pala dietro l'altare maggiore, opera della cerchia di Livio Agresti (XVI sec.), che raffigura L'ultima cena. 
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Chiesa di Sant'Egidio patrono di Guardea
La presenza di una monofora gotica sul lato nord di questa piccola chiesa fa ipotizzare che il primo nucleo sia stato edificato intorno al 1200- 1300. Quasi certamente si trattava di un'edicola di campagna dedicata a S. Egidio, ma col tempo fu ingrandita e consacrata per le funzioni religiose. Il primo ampliamento avvenne nel 1524, anno in cui fu affrescata la parete dietro l'altare dell'unica navata. L'affresco fu scoperto casualmente durante lavori di restauro e rappresenta la Madonna in trono con Santi. L'ultimo ingrandimento avvenne nel 1690, questa data è scolpita sull'architrave della cappella sinistra. Questo ampliamento fu necessario per sopperire alle esigenze liturgiche della popolazione che si stava trasferendo dal vecchio castrum nella nuova Guardea.  
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Chiesa Santa Lucia
La chiesa di Santa Lucia fu costruita al posto di una vecchia edicola dalla quale si diramavano cinque strade che portavano al fiume Tevere, a Cocciano, al rione Scopeti, alla chiesa parrocchiale e a Tenaglie. Fu ultimata nel 1890 con l'affresco del catino absidale. Quest'opera d'arte, tra le più belle e suggestive di Guardea, fu eseguita da Domenico Bruschi, il più grande pittore perugino tra Ottocento e Novecento e rappresenta: in alto Cristo glorificato con ai lati la Madonna e S. Giuseppe che mostra ai fedeli l'anello nuziale; in basso, in primo piano, i Santi Agnese, Lucia, Francesco d'Assisi, Sebastiano e, inginocchiato, il committente D. Salvatore Luzi. Sullo sfondo il Bruschi ha dipinto il panorama di Guardea così come appariva in un limpido mattino alle prime luci dell'alba e costituisce un interessante documento sull'assetto urbanistico del tempo.  
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Chiesa Madonna delle Grazie
La chiesa del Poggio appartiene alla diocesi di Todi nel cui territorio, in tempi remoti, sorgevano, tra le creste dei monti, diversi monasteri. Uno di questi, il monastero di S. Salvatore, fu fondato dai benedettini ed i suoi possedimenti si estendevano nei territori di Guardea, del Poggio e di Tenaglie. Pare che riscuotesse particolare venerazione perché in alcuni manoscritti è chiamato addirittura Santuario. Con il passare dei secoli le cose cambiarono e nel 1597 il vescovo Angelo Cesi di Todi, avendo saputo che  quel luogo era frequentato da gente di malaffare ne ordinò la demolizione che fu completata nel 1664. In quell'occasione il vescovo Bichi ordinò che il quadro raffigurante S. Carlo e S. Martino vescovo fosse trasferito nella chiesa di S. Maria Novella a S. Restituta e che tutti i beni, comprese le campane, passassero alla parrocchia del Poggio.  La piccola comunità  di Poggio Nuovo è rimasta molto legata alle antiche tradizioni, particolarmente è sentita la devozione per la Madonna delle Grazie che si venera in una chiesetta nei pressi del castello. Questa chiesa compare, insieme al castello del Poggio, in un affresco seicentesco situato nella Sala Capitolare dell'abbazia cistercense di San Martino al Cimino (VT).
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Eremo di Santa Illuminata
L'origine del complesso monastico conventuale intitolato a S. Illuminata e la grotta dove dormì San Francesco, risale all'XI sec. quando S. Romualdo, l'istitutore dell'ordine dei Camaldolesi, all'età di cento anni, passando da queste parti, la fondò, intitolandola a S. Illuminata sua illustre concittadina. Secondo un privilegio concesso nel 1037 dall'imperatore Corrado II all'abate Lamberto, questo monastero per un certo periodo fu aggregato a quello di S. Apollinare in Classe. Dopo circa un secolo e mezzo fu ceduto ai Francescani e lo stesso S. Francesco vi soggiornava spesso, dormendo in una grotta poco distante sopra un grande masso di travertino che col tempo divenne oggetto di venerazione. All'interno della grotta, dal soffitto, cadevano poche gocce d'acqua, circa mezzo bicchiere al giorno, che curava le malattie degli occhi ed è probabile che S. Francesco, che soffriva di tali malattie contratte in Terrasanta, la mattina, alzandosi dal suo povero giaciglio, si sia bagnato gli occhi con quest'acqua. Per lungo tempo fu oggetto di venerazione anche una sorgente che sgorgava nelle vicinanze e riscoperta da poco dai volontari del Gruppo Archeologico di Guardea. Nel convento vissero e morirono diversi Beati, tra questi il più famoso e venerato fu il Beato Pascuccio (1435- 1485) che ha compiuto e compie tuttora miracoli. La sua fama ha attraversato il tempo e lo spazio di questo territorio, cosicché altre popolazioni vennero nel corso dei secoli in pellegrinaggio a S. Illuminata per onorare la sua tomba e per impetrare grazie. Il giovane Pascuccio di nobile famiglia, seguendo l'esempio di S. Francesco, rinunciò alla ricchezze e ai privilegi per ritirarsi a vivere tra i frati minori conventuali di S. Illuminata come frate laico, esercitando il ministero di "frate cercatore".  
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Santuario Madonna di Fatima di Cocciano
La valle di Cocciano, tra le più belle e suggestive dell'Amerino, si trova racchiusa tra le pendici dei monti S. Salvatore, S. Benedetto, monte Corvo e del colle di Guardea Vecchia. Proprio al centro di Cocciano, lungo la strada principale, si erge la piccola chiesa dedicata alla Madonna di Fatima. Non abbiamo documenti che illustrino la sua storia, bensì i ricordi di chi ha vissuto, seppur indirettamente, la sua edificazione. Si dice che il vescovo di Amelia mons. Vincenzo Lojali (1894- 1966) era solito fare visita agli operai delle Acciaierie di Terni dove lavorava il signor Domenico Angeli molto legato a Cocciano. Un giorno il vescovo chiese a Domenico, che era anche progettista, la pianta della diocesi di Amelia e lui la fece. Il vescovo, per ringraziarlo, domandò cosa desiderasse e lui rispose che gli stava molto a cuore l'edificazione di una chiesa a Cocciano. Il vescovo acconsentì e l'Angeli fece il progetto. Fu deposta la prima pietra nel 1960. Ma presto i lavori furono interrotti e ripresero alcuni anni dopo con un altro progetto, presentato dall'allora sindaco Ferruccio Muzi, e terminarono nel 1970.
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